Alle origini della nostra storia. La famiglia San Severino

Secondo quanto riportato dalle fonti storiche, l’inizio della storia moderna di Rotondella la si deve alla famiglia Sanseverino di Salerno. Ma scopriamo meglio in che modo la storia di questa famiglia si è legata a quella del nostro paese.

Di origini normanne (rimandanti alla potente dinastia degli Altavilla), fu una delle famiglie nobiliari più importanti del Regno di Napoli durante il Rinascimento. Svolse un ruolo rilevante nelle dinamiche storiche e sociale di quei secoli, tanto da ritrovarla ad esempio coinvolta nella lotta contro gli Svevi (a causa della loro adesione al partito guelfo) o nella celebre “Congiura dei Baroni” del XV secolo che vedrà principale teatro d’azione proprio la Basilicata (il cui famoso “consiglio” si svolse a Miglionico). Un particolare privilegio ad essa concesso attesta la grande considerazione di cui godevano presso i sovrani del Regno di Napoli: riguardava l’eredità, e prevedeva che in assenza di un erede maschio i possedimenti passassero al parente maschio più prossimo, escludendo ogni successione femminile.

Dal ceppo originario della famiglia si distaccarono diversi rami, possessori di diversi domini in Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. Tra questi, particolarmente importante a partire dal 1400, fu il ramo di Salerno, al quale rimandano le nostre vicende locali.

La Torre dei San Severino (castrum fortellitium) del 1518

Il principe Ferrante Sanseverino posa la prima pietra del nuovo paese.

I territori dell’allora feudo “Rotunda Maris” erano proprietà, verso la seconda metà del XV sec., dei conti Sanseverino di Marsico. Nel corso del primo quarto del 1500, il principato passò sotto la guida di Ferrante. Con quest’ultimo iniziò, come già detto, la crescita urbanistica di Rotondella con la costruzione del castrum fortellitium, funzionale al controllo del territorio. 

Nato nel 1507, Ferrante Sanseverino fu l’ultimo discendente della casata salernitana. Sotto il suo principato Salerno attraversò un periodo di grande floridezza, soprattutto culturale, che gli valse un forte consenso popolare. Appassionato di teatro (tanto da possederne uno privato a Napoli), circondò la sua corte di intellettuali e filosofi, tra i quali si ricorda Bernardo Tasso, padre di Torquato Tasso. Diede, inoltre, un forte contributo alla promozione della Scuola Medica Salernitana, una delle più importanti a livello europeo del medioevo.

Il suo declino iniziò all’indomani di un contrasto politico con l’imperatore Carlo V: Ferrante si oppose, infatti, all’introduzione del controverso Tribunale della Santa Inquisizione che tanto sangue versò a partire dal XII secolo. A seguito di questo episodio il principe finì esiliato in Francia, dove morì nel 1572.

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Autore dell'articolo: Giambattista Mauro