Alle origini della nostra storia: il Casato degli Agnese di Napoli

Dopo i Sanseverino, toccò a un altro illustre ceppo nobiliare dell’epoca amministrare il feudo dell’antica Rotondella: quello degli Agnese di Napoli.
Di origini remote, la famiglia è nota, a partire dal XIII sec., nei principali documenti nobiliari per la presenza al suo interno di abili e valorosi cavalieri. Lo stesso stemma ufficiale è una chiara allusione a questa loro qualità. Esso presenta, infatti, uno scudo con due spade di argento incrociate verso il basso con elsa dorata. La particolare posizione delle armi rimanda alla famosa “croce di Sant’Andrea”, con cui, secondo la tradizione, si martirizzò il Santo. Gli Agnese (precisamente Astorgio) acquistarono il feudo di Rotondella nel 1536 dai Sanseverino al costo di 500 ducati. Il prezzo era piuttosto basso, ed attesta come il territorio ancora non fornisse rendite cospicue. Nel 1572 gli successe il figlio Fabrizio e nel 1619 il nipote Astorgio, anche lui rinomato cavaliere.

Benevolenza e operato della famiglia Agnese a Rotondella.

I nuovi proprietari (il cui palazzo era ubicato nell’attuale via Roma, dove ancora oggi si può notare lo stemma nobiliare) favorirono un’importante fase di sviluppo, impegnandosi a concedere agevolazioni economiche per chi decidesse di trasferirsi nel paese, riuscendo così ad attirare molti coloni dei territori limitrofi. Un importante contributo alla crescita del paese fu dato da Astorgio Agnese junior e la moglie Claudia, appartenente alla famiglia dei Capece Piscicelli. Noto per la sua magnanimità, si impegnò nel corso della vita in molte opere pie e caritatevoli. Notevole fu il suo impegno per accrescere economicamente il paese e non far mancare mai il suo sostegno alle richieste degli abitanti.

Anche la moglie Claudia fu attenta ai bisogni delle donne di Rotondella, aiutandole con diversi sgravi fiscali (ad esempio sui fitti delle case). Una testimonianza architettonica del loro operato è il complesso francescano di Sant’Antonio da Padova (ora profondamente modificato rispetto alla costruzione originaria), iniziato attorno alla metà del secolo ma completato poco dopo la morte di Astorgio, avvenuta nel 1660. Non avendo avuto figli, Astorgio fu l’ultimo esponente del suo casato.

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Autore dell'articolo: Giambattista Mauro