Alla scoperta del nostro territorio: San Pietro in Trisaia

Trisaia, “terra dei tre Santi”

Resti sepolcrali da San Pietro in Trisaia

Tra i comprensori del territorio di Rotondella che hanno restituito interessanti informazioni sul passato troviamo l’area di Trisaia, oggi fulcro agricolo e produttivo del paese. Il nome trae origine dal termine greco trisaghios (“terra dei tre santi”) e con esso le fonti indicano un feudo coevo a quello di Rotunda Maris nei secoli XII-XIII-XIV. 

L’interesse dell’area è attestata fin dall’età antica, in particolare per la località Piano del Forno, nota in antichità con il nome S. Pietro, in riferimento probabilmente alla presenza di un’antica cappella bizantina. L’area si sviluppa su un ripiano collinare in prossimità della foce del fiume Sinni, zona di particolare importanza per la vicinanza alle colonie di Siris ed Eraclea. Il sito è citato dal Lacava per la presenza in superficie di ruderi in opera reticolata. Ricerche successive e più esaustive del prof. Quilici segnalarono la presenza di resti sepolcrali d’età ellenistica. 

Siloi e strutture di immagazzinamento

Ulteriori testimonianze antiche provengono dal luogo dove oggi sorge il centro ENEA. Sono qui ubicati una serie di antichi siloi,  fosse scavate nel terreno usate per conservare derrate alimentari (soprattutto cereali). Conosciuti dai contadini locali con il nome di Fosse dei Pagani, il Quilici li analizzò durante le ricerche degli anni sessanta.

Ubicazione dei siloi all’interno del centro

Alcuni di essi erano ben visibili, altri invece erano stati interrati o distrutti dopo la costruzione del centro. Oggi ne restano visibili cinque. Le fosse, profonde circa 5 m., presentano una bocca circolare o quadrangolare ed un allungamento a fiasca in profondità.  La presenza di frammenti di ceramica sigillata italica e tegole d’età ellenistica e romana ha permesso di attribuirli a queste ultime fasi. Il loro utilizzo è da ipotizzare come magazzini in funzione dell’area portuale del Sinni la quale continuerà a funzionare anche dopo il declino in età imperiale di Eraclea. Il loro uso sembra cessare in epoca medievale.

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Autore dell'articolo: Giambattista Mauro